La biomassa lignocellulosica è un combustibile locale, ecologico e pulito; è una forma indiretta di energia solare (è il risultato del processo fotosintetico), di cui rappresenta una sorta di accumulo in fase solida, e pertanto si colloca perfettamente nello scenario previsto dalla Legge 120/2002 e dal Piano d’azione nazionale per la riduzione delle emissioni di CO2. Infatti, la sua combustione libera la stessa quantità di CO2 che le piante assorbono durante la crescita, per cui il contributo all’effetto serra è nullo; in realtà poi, in un discorso di più ampio respiro, si può affermare che la combustione della biomassa dà un contributo negativo alle emissioni di gas serra, in quanto il suo impiego consente una sostituzione dei combustibili fossili, principali responsabili delle emissioni antropogeniche di CO2, riducendone il consumo.


La biomassa legno deve essere utilizzata in modo da massimizzare l’energia e l’exergia, facendo sempre impianti del tipo a “energia totale”, ossia impianti di tipo cogenerativo. In questo modo, assumendo un rendimento elettrico medio del 25% e un rendimento termico medio del 50%, la quota parte di energia ceduta all’ambiente risulta minimizzata (25%). L’energia termica prodotta deve essere utilizzata mediante una rete di teleriscaldamento, in cui l’utenza può essere sia di tipo industriale che civile: la prima è da preferire, dal momento che il suo fabbisogno energetico si mantiene pressoché costante durante tutto l’anno, e quindi garantisce quella sinergia tra produzione elettrica e termica che deve essere sempre perseguita. In alternativa anche il riscaldamento delle abitazioni civili (uffici pubblici, scuole, centri sportivi, etc.), specie nelle zone interne dell’Isola, laddove vi è maggiore disponibilità di biomassa, pare compatibile con la durata media di funzionamento annuo di tali impianti, stimata dal Piano d’azione nazionale, in 5.500 ore/anno.


Tuttavia, poiché la biomassa è una fonte di energia rinnovabile caratterizzata dall’essere accumulabile e immagazzinabile, anche per lunghissimi periodi di tempo, si presenta una certa flessibilità d’impiego: quando la sinergia di cui sopra non è verificata, si può sempre accumulare il legname (per esempio durante la stagione estiva, allorché, essiccandosi, il combustibile migliora le proprie caratteristiche energetiche, riducendo il contenuto di acqua e incrementando conseguentemente il proprio potere calorifico), per utilizzarlo in altre circostanze più favorevoli.

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